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Il Claviorgano
Il Claviorgano, unico strumento di questo tipo esistente in Europa, sarà un’altra delle preziose esclusive del festival. Musicisti come Händel e Balbastre lo suonavano con grande diletto, uomini di stato e mecenati come Lorenzo il Magnifico, Enrico VIII, Alfonso II d’Este e Isabella di Castiglia non sfuggirono al suo fascino e ne possedettero molti esemplari, autori come Dom Bèdos e Kirchner ne fecero oggetto di trattazione, alla sua costruzione si dedicarono organari come Cliquot e Della Ciaia. Il claviorgano, estrema sintesi idiomatica, fonica, timbrica e tecnica dell’organo e del cembalo, genera alchimie non riconducibili alla semplice somma delle componenti, trascinando esecutore ed ascoltatore nell’utopia di un mondo sonoro ideale.
È impossibile descrivere in poche righe le immense possibilità di questo strumento, quanto tentare di ripercorrere la storia plurisecolare del claviorgano, si può solo aggiungere che la sua complessità, la sua mole, il suo costo e i cambiamenti sociali della fruizione della musica in quei secoli, quindi ragioni storiche varie e complesse, fecero sì che il claviorgano nel corso dei secoli, sparisse.
Ora, da poco più di tre anni, grazie ad una serie di fortunate circostanze concatenate, quali le possibilità moderne tecniche e tecnologiche, la maestria di una liuteria invidiataci da tutto il mondo, le approfondite ricerche organologiche e musicologiche, la genialità ed intuizione dell’interprete, il Claviorgano viene riportato alla luce, un incommensurabile tesoro e testimone dell’arte musicale, frutto del genio umano e dell’evoluzione artigianale.
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